Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Coppia Migliarina Pisa 28/01/26
trio

Coppia Migliarina Pisa 28/01/26


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
29.01.2026    |    317    |    1 9.2
"Il peso di Giovanni, il sapore di lui che mi riempiva la bocca, il sapore di lei che mi ricopriva il viso, i gemiti di entrambi che si fondevano in un’unica sinfonia di lussuria..."
STORIA VERA



L'odore di incenso e di mandorla dolce riempiva la camera da letto, pesante, quasi come l'aria elettrica che avevo respirato appena varcata la porta. Mi avevano fatto entrare, Giovanni, sorridente e sicuro, e Marta, che mi aveva lanciato uno sguardo fugace, poi subito basso, fingendo di sistemare la vestaglia di seta che non riusciva a nascondere nulla.

Tutto era già stato concordato via chat. Loro cercavano un massaggiatore per lei. E io avevo accettato. Ora ero lì, a Migliarina, con le mie mani leggermente umide e il mio segreto nascosto nei pantaloni.

Lei si era spogliata senza esitazione, voltandomi le spalle. La schiena era ampia, morbida, la vita sottile che si allargava in fianchi generosi. Si sdraiò sul lettino, pancia sotto, e io versai l'olio tiepido nel palmo delle mie mani. Iniziai dalle spalle, spingendo con i pollici sulla muscolatura tesa.

“Mmmh, hai una bella presa,” mormorò Marta, la voce soffocata dal cuscino.

Sorrisi, concentrandomi sul movimento. Ma la mia attenzione era già altrove. A pochi metri, sulla poltrona accanto alla finestra, Giovanni era seduto. Completamente nudo. Le gambe aperte, un bicchiere di qualcosa ambrato in mano. E tra le sue cosce, riposava qualcosa che non potevo definire altrimenti che un monumento.

Era flaccido, eppure già impressionante per lunghezza e circonferenza. Un'ansa pesante, di un colore più scuro, che pendeva maestosa. Dio mio, pensai, sentendo un misto di vergogna e di eccitazione assassina stringermi lo stomaco. Il mio, al confronto, era un bocciolo. Un dettaglio trascurabile.

Le mie mani scivolarono lungo la schiena di Marta, verso la parte bassa. Sentivo il calore della sua pelle sotto le mie dita, l'olio che la rendeva lucida e scivolosa. Con il pollice, premetti delicatamente ai lati della sua colonna vertebrale, facendo scorrere le dita verso i fianchi.

“Sì… proprio lì,” sospirò lei, muovendo il bacino in un lieve, impercettibile movimento circolare sul lettino.

Da dove ero, vedevo il profilo del suo seno premuto contro il lettino, una curva piena che prometteva morbidezza. E vedevo anche Giovanni. Che aveva posato il bicchiere. Con una mano, aveva afferrato quel membro flaccido e aveva iniziato a carezzarselo lentamente, con gesti pigri, come se stesse accarezzando un gatto addormentato.

Ma non stava dormendo. Sotto i miei occhi, incredulo, vidi la trasformazione.

Quel peso molle iniziò a stirarsi. A gonfiarsi, lentamente, con una calma quasi arrogante. La pelle scura si tendeva, diventando liscia e lucida. Le vene emergevano, solcando la lunghezza in crescita come mappe di un territorio proibito. Diventava duro. Non solo eretto, ma massiccio. Spesso come il mio polso, forse di più, e lungo… Cristo, lungo quanto l’avambraccio di un uomo. La punta, il glande, era un cappuccio ampio e lucido, di un viola intenso, che sembrava già umido di precum.

Non potevo smettere di guardare. Le mie mani continuavano il loro lavoro automaticamente, scendendo ora sui glutei di Marta, massaggiando le natiche tonde e sode. Spinsi le dita nel solco tra di esse, sfiorando l'inizio della sua fessura, appena accennata.

Lei emise un respiro più profondo. “Giovanni…” chiamò, a voce bassa, sensuale.

“Sto guardando, amore,” rispose lui, la voce un po’ roca. La sua mano ora si muoveva con più decisione, un movimento su e giù lento ma deciso su quel palo che ora era completamente eretto e puntava verso il soffitto, una torre di carne vivente. Il suolo era leggero, umido, delle sue dita che scivolavano sul precum.

Il mio cazzo, minuscolo e rattrappito nella mia biancheria, diede un sussulto disperato. Era umiliato, eccitato, perso.

“Il massaggiatore… ha delle mani magiche,” disse Marta, e lentamente, si girò. Si mise supina, senza vergogna, offrendomi tutta se stessa. Il suo corpo era uno spettacolo. Seni alti e pieni, con capezzoli scuri e eretti, che puntavano verso l’alto. Il ventre piatto, e poi, il trionfo: una figa perfettamente depilata, gonfia, con le labbra carnose e leggermente aperte, lucide già di desiderio o di olio, non sapevo.

“Vieni qui,” disse Giovanni, non a me, ma a lei. “Vieni a vedere cosa mi hai fatto.”

Marta mi lanciò un'occhiata, un sorriso complice e vizioso, e si alzò dal lettino. Si avvicinò a suo marito, camminando con una lentezza da predatrice. Si chinò e, senza preamboli, prese in mano quel cazzo. La sua mano scomparve quasi, incapace di avvolgerlo completamente.

“È bellissimo, così,” mormorò, e si chinò ancora, avvicinando la faccia. Io rimasi in piedi, immobile, le mie mani unte penzolanti lungo i fianchi, il cuore che mi martellava in gola.

Lei non lo baciò. Lo annusò. Profondamente, con un sussulto del petto. Poi, con la punta della lingua, fece una lunga, lenta passata dal basso verso l'alto, percorrendo tutta la venatura principale fino a raggiungere la punta. Si fermò lì, e con le labbra socchiuse, racchiuse solo il glande, impossibile prenderne di più, e succhiò leggermente.

Un gemito basso uscì dalla gola di Giovanni. La sua testa rovinò all'indietro.

Marta si staccò, un filo di saliva che la collegava a quella punta lucida. Si voltò verso di me. I suoi occhi erano nuvolosi, pieni di desiderio, ma anche di una sfida.

“Marco,” disse, usando il mio nome per la prima volta. La sua voce era un miele roco. “Vieni qui. Voglio che tu veda da vicino. Voglio che tu… aiuti.”

Mi mossi come un automa, le gambe di legno. Mi avvicinai. L'odore di Marta, di sudore, di olio e di sesso si mischiava a quello dell'incenso. Ero a un passo da loro. Da quel cazzo mostruoso che pulsava davanti ai miei occhi. Da Marta, che mi prese una mano unta e la guidò.

Non verso di lei.

Verso lui.

Posò la mia mano, aperta, sulla coscia di Giovanni, poi la spinse verso l'alto. Le mie dita entrarono in contatto con la pelle calda della sua gamba, poi con i peli più radi dell'inguine. E poi… il contatto.

Il lato di quel cazzo mi bruciò il palmo. Era caldo, solido come il marmo, ma pulsante. La pelle era seta bollente. La mia mano sembrava quella di un bambino.

“Toccalo,” ordinò Marta, il suo fiato caldo sul mio collo. Era dietro di me ora, le sue tette morbide premute contro la mia schiena. “Sentilo.”

Obiettai. Le mie dita si chiusero, timidamente, attorno a quella colonna. Non ci riuscivo. Non potevo fare il giro. Lo accarezzai, un movimento verso l'alto, sentendo ogni imperfezione, ogni vena sotto la pelle tesa. Era l'oggetto più potente, più sessualmente carico che avessi mai toccato.

Giovanni emise un altro gemito. “Sì… così.”

Marta, dietro di me, scivolò le sue mani sotto la mia maglietta. Le sentii salire sul mio torace, sul mio ventre morbido. Poi una mano scese, decisa, sui miei pantaloni. Afferrò la mia erezione patetica, il mio piccolo segreto, attraverso il tessuto.

“Oh, Marco…” sussurrò, e nel suo tono c'era una finta compassione, un divertimento perverso. “Poverino. È così eccitato e così… carino.”

La umiliazione mi fece arrossire violentemente, ma il mio cazzo pulsò nella sua presa, tradendomi completamente.

“Adesso,” disse Giovanni, aprendo gli occhi. Mi fissò. “Voglio che mi lecchi. Mentre mia moglie ti tiene in mano quel cosino. Voglio sentire la tua lingua su di me.”

Marta mi spinse gentilmente ma con fermezza verso il basso, verso il suo grembo. Le mie ginocchia cedettero e mi ritrovai in ginocchio sul tappeto, il mio viso a livello di quel mostro eretto che punta verso la mia bocca. L'odore muschiato, maschile, era opprimente. Con un movimento rapido, Marta sbottonò i miei pantaloni e vi infilò la mano, afferrandomi completamente il mio piccolo membro. Il contrasto era brutale, grottesco, eppure elettrizzante.

La sua presa era salda, iniziò a massaggiarmi lentamente.

“Lecchia,” ordinò Giovanni, portando una mano alla nuca e guidandomi.

E io, senza più volontà, con l'eccitazione che mi annebbiava ogni pensiero, allungai la lingua.

La mia lingua toccò la pelle tesa, salata e calda, e una scossa di sottomissione mi percorse tutta la colonna. Il sapore era muschio, pulito, maschile. Succhiato dalla presa di Marta sul mio piccolo cazzo, obbedii. Leccai quella venatura prominente dalla base, una lunga passata lenta, fino a raggiungere la punta violacea, già luccicante di precum.

“Così… bravo ragazzo,” ringhiò Giovanni, le dita che si intrecciarono nei miei capelli, non per guidarmi, ma per possedermi. La sua presa era ferma, dominante.

Marta, dietro di me, accelerò il movimento della sua mano. Il mio gemito fu soffocato contro la carne di lui. Era troppo. L’umiliazione di essere toccato così, mentre veneravo un cazzo che rendeva il mio una misera caricatura, mi eccitava in modo animalesco, primitivo. Sentivo il mio membro pulsare nel suo pugno, minuscolo ma disperatamente duro.

“Adesso apri bene,” ordinò Giovanni. Sollevò leggermente il bacino, puntando quel mostro dritto verso le mie labbra. Gli occhi mi bruciavano, la vergogna mi arrossava il collo, ma aprii la bocca.

Non ci entrava.

Il glande, enorme, toccò le mie labbra e le costrinse ad allargarsi in una O innaturale, dolorosa. Provai a prenderlo in bocca, ma era come cercare di ingoiare un pugno. Mi limitai a leccare la punta, avvolgendo con le labbra solo la prima curva, mentre la saliva mi colava dagli angoli della bocca.

“Dai, su, fai un vero pompino,” rise Marta, la sua voce un miele velenoso. La sua mano mi lasciò, e sentii il fruscio del tessuto. La vidi, dal mio angolo basso, togliersi la vestaglia rimanente. Poi si inginocchiò accanto a me, nuda e splendida. Con una mano, afferrò di nuovo il mio cazzo, ma questa volta senza i pantaloni di mezzo. La sua pelle contro la mia era un fuoco. Con l’altra mano, si portò alle labbra, leccandosi le dita lentamente, per poi portarle giù, tra le sue cosce. Si toccò, emettendo un sospiro roco, gli occhi fissi su di me e su suo marito.

“Lui ha bisogno di un esempio, Giovanni,” sussurrò. E poi, con una destrezza che mi lasciò a bocca aperta, si chinò e ingoiò.

Non solo il glande. Scivolò giù, la bocca incredibilmente larga, prendendo almeno metà di quella lunghezza mostruosa. I suoi occhi si incrociarono con i miei, sfidanti, mentre le sue guance si incavavano in una potente suzione.

Un gemito profondo, bestiale, sfuggì a Giovanni. La sua mano sulla mia nuca si strinse. “Vedi come si fa, Marco? Mia moglie sa come trattare un uomo vero.”

L’eccitazione e l’invidia mi travolsero. Vederla, quella donna sensuale, servire così quel cazzo, mentre teneva il mio in una presa quasi di disprezzo… Fu la goccia. Un brivido mi percorse, il respiro mi si fece affannoso. “Sto… sto per…”

“No,” disse Giovanni, con voce tonante. “Non ancora. Non ti abbiamo permesso nulla.”

Con uno scatto, Marta si staccò, un filo di saliva che le univa ancora il labbro a quella punta lucida. “Ha ragione. Non hai meritato di venire. Non ancora.” Mi lasciò andare, e la perdita del suo contatto fu una tortura. Mi sentivo nudo, esposto, il mio cazzo che pulsava inutilmente nel vuoto.

“Sdraiati,” comandò Giovanni, alzandosi dalla poltrona. Si ergeva davanti a me, una statua di carne e potenza, il suo membro che sembrava ancora più enorme da quella prospettiva. Indicò il lettino da massaggio, accanto a dove Marta si era già distesa sul fianco, guardandoci con occhi da gatta soddisfatta.

Con movimenti legnosi, mi alzai e mi sdraiai sulla schiena sul lettino ancora unto. La mia erezione, piccola e dolorosamente tesa, puntava verso il soffitto, una bandiera della mia umiliazione.

Giovanni si mise in piedi ai miei piedi, per un momento. Poi, con un sorriso che non prometteva nulla di buono, si spostò. “Marta, vieni qui.”

Lei scivolò giù dal lettino e si avvicinò a lui. Mi guardarono entrambi, poi si scambiarono un’occhiata d’intesa.

“Sessantanove,” disse Giovanni semplicemente. “Lui sotto. Tu sopra di lui, ma rivolta verso di me. Voglio vedere tutto.”

Il cuore mi si fermò in gola. Dovevano umiliarmi fino in fondo. Marta si avvicinò, il suo odore di donna e di eccitazione mi avvolse. Si mise a cavalcioni sul mio viso, posandosi con le ginocchia ai lati della mia testa. Da quel punto di vista, vidi solo il suo ventre piatto, il basso ventre, e poi… la sua figa, perfetta, depilata, gonfia e lucida, a pochi centimetri dalla mia bocca. Le labbra carnose erano semiaperte, umide di desiderio.

“Lecchiami,” ordinò, abbassando il bacino fino a sfiorarmi le labbra con il suo calore.

Contemporaneamente, sentii il peso di Giovanni che si posizionava sopra di me, a cavalcioni sul mio petto, il suo cazzo enorme che penzolava minacciosamente sopra il mio viso, puntando verso la mia bocca. La sua pancia si appoggiò sulle mie gambe.

Ero schiacciato, intrappolato tra di loro.

Giovanni si abbassò, afferrandomi i capelli, e guidò la sua punta verso le mie labbra. “Apri. E succhia. Mentre lecchi mia moglie.”

L’odore di Marta era dolce e acre, intenso. L’odore di Giovanni, maschile e dominante, mi riempiva le narici. Senza più pensare, obbedii. Allungai la lingua e feci una lunga, lenta passata lungo la fessura di Marta. Lei sussultò, un gemito strozzato, e premé il suo sesso contro la mia faccia. Era calda, bollente, il sapore complesso e salato mi inondò.

E aprii la bocca per Giovanni.

Questa volta, lui non fu gentile. Spinse in avanti, il glande enorme che forzò l’ingresso, allargando le mie mascelle fino al limite. Un conato di vomito mi salì, ma lui non si fermò. Andò avanti, lentamente, riempiendomi la bocca, la gola, fino a che il mio naso non fu sepolto nei suoi peli pubici. Stavo soffocando, le lacrime mi uscivano dagli angoli degli occhi. La mia lingua, schiacciata, leccava meccanicamente il membro che mi invadeva.

Sopra di me, Marta gemeva, muovendo i fianchi in cerchi lenti sul mio viso, sfregando il suo clitoride contro il mio naso, le mie labbra. “Sì… lecca… lecca forte…”

Era un caos di sensazioni. Il peso di Giovanni, il sapore di lui che mi riempiva la bocca, il sapore di lei che mi ricopriva il viso, i gemiti di entrambi che si fondevano in un’unica sinfonia di lussuria. La mia mente si annullò. C’era solo il corpo, la sottomissione, il piacere perverso di essere usato, di essere il giocattolo umiliante per questa coppia perfetta.

Giovanni iniziò a muoversi, pompando dentro e fuori dalla mia bocca con movimenti lenti e profondi. Ogni volta che si ritirava, io ansimavo, la saliva che mi colava copiosa. Ogni volta che spingeva avanti, un brivido di sottomissione totale mi paralizzava.

Dopo qualche minuto, forse un’eternità, Giovanni si fermò. Si ritirò completamente dalla mia bocca, lasciandomi ansimare, la faccia bagnata di saliva e lacrime.

“Basta così,” disse, la voce roca. “Ora voglio la mia donna.”

Si spostò, e Marta si alzò dal mio viso, lasciandomi vedere di nuovo la stanza. Ero stordito, sudata e olio e desiderio mi coprivano il corpo. Giovanni spinse gentilmente Marta sul lettino, supina, le gambe aperte. Poi si voltò verso di me.

“Tu. Vieni qui. Dietro di lei.”

Mi alzai, le gambe tremanti. Mi avvicinai al lettino. Marta mi guardò, gli occhi scuriti dal piacere, e annuì. “Prendimi nel culo, Marco,” sussurrò, con voce roca. “È tuo, adesso.”

Il mio cuore sussultò. Con mani tremanti, presi una manciata di olio da massaggio e mi spalmai il mio cazzo, che sembrava ancora più piccolo e insignificante. Mi posizionai dietro di lei, tra le sue gambe aperte. Vidi l’ano di Marta, piccolo e rosato, e più in alto, la sua figa gonfia e bagnata. Giovanni si mise davanti a lei, in piedi, il suo cazzo enorme che puntava verso la bocca di lei. Lei allungò la lingua e cominciò a leccarlo avidamente.

Guidai la mia punta verso l’ano di Marta. Spinsi, lentamente. Era stretto, incredibilmente stretto e caldo. Lei gemette contro il cazzo di Giovanni, ma non si ritrasse. Spinsi ancora, sentendomi avvolgere da una stretta vellutata e implacabile. Ero dentro. Nel suo culo. Una sensazione di potere perverso, distorto, mi travolse. Lui le prendeva la bocca con il suo mostro, io le prendevo il culo con il mio insignificante cazzetto.

Giovanni guardò giù, i nostri occhi si incontrarono sopra il corpo di Marta. Sorrise, un sorriso di pura, arrogante superiorità. Poi cominciò a spingere, a scopare la bocca di sua moglie con movimenti potenti.

Seguii il suo ritmo. Iniziai a muovermi, a pompare dentro e fuori dal culo stretto di Marta. I nostri corpi si scontravano con un suono umido, i nostri gemiti si mescolavano. Lei era un ponte tra noi, un oggetto di piacere condiviso, e i suoi lamenti erano di pura estasi.

Il ritmo aumentò. Giovanni sbuffava, i suoi fianchi che si muovevano con furia controllata. Io cercavo di stargli dietro, sentendo l’orgasmo che montava dentro di me, un’onda di fuoco concentrata in quel piccolo membro che finalmente veniva usato.

“Sto per… sborrare…” ringhiò Giovanni.

“Io… anche…” ansimai io, incapace di resistere.

“Sulla sua faccia,” ordinò Giovanni, fermandosi e ritirandosi dalla bocca di Marta. “Entrambi. Sulla sua faccia.”

In un ultimo, disperato sforzo, sentii le mie palle contrarsi. Tirai fuori il mio cazzo dal culo di Marta e mi gettai sul suo fianco, puntando verso il suo viso. Giovanni fece lo stesso, afferrando il suo cazzo enorme con il pugno.

Un getto denso e caldo schizzò dalla mia punta, schizzando sulla guancia di Marta, sul suo collo. Un istante dopo, il getto di Giovanni esplose, copioso, potente, come una fontana. Lo sperma bianco e denso le ricoprì l’altra guancia, la fronte, le labbra, i capelli. Lei chiuse gli occhi, un sospiro di soddisfazione profonda le uscì dalle labbra sporche, la lingua che si allungò a raccogliere una goccia di quel misto di seme nostro.

Mi accasciai sul lettino, esausto, il cuore che mi scoppiava nel petto, il mio corpo che tremava per l’orgasmo e per l’umiliazione. Marta giaceva sotto di noi, ricoperta del nostro seme, un sorriso stanco e beato sul volto. Giovanni si asciugò il cazzo ancora semiduro con un fazzoletto, guardandomi.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.2
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Coppia Migliarina Pisa 28/01/26:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni